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CAPITOLO
16
CAMPIONATO
’84-‘85
Bagnoli, capisce che nella stagione
appena terminata la sua squadra ha raggiunto una forte mentalità
vincente, naturalmente non lo dice, non solo per l’innata
modestia ma anche perché sa benissimo che nel calcio si
può passare dall’esaltazione alle amarezze.
Rangogni il segretario, Mascetti
e Bagnoli seguono da tempo due giocatori che il grande pubblico
sembra non apprezzare, Brigel, teutonico tutto di un pezzo, serio,
decatleta dal fisico eccezionale, vicecampione del mondo con la
Germania nell’ottantadue e un danese Preben Elkjaer-Larsen
anch’esso dal fisico notevole ma dal carattere completamente
diverso dal collega, ciarliero e casinista non tarda ad entrare
nel cuore dei veronesi, possiede quella sua sbruffoneria simpatica,
entra in confidenza con tutti e questo consentirà a qualcuno
di esagerare sulle sue prestazioni extra calcio, in verità
lui lascia dire, alza le spalle e in qualcosa assomiglia ad un
altro “guascone” che già ha calcato il Bentegodi.
La gente comunque al loro arrivo storce il naso: cosa se ne femo
de un tersin e de uno che fa gol col contagosse> nemmeno il
tempo di partire e si capisce tutto subito. Si recupera Sacchetti
dopo un grave infortunio, e così affianchiamo a questi
nuovi acquisti i vari Fanna Galderisi Di Gennaro Volpati Fontolan
Ferroni Garella Bruni Marangon I che già avevano contribuito
alle recenti fortune, no non l’ho dimenticato, Tricella
giovanissimo capitano, dalla forte personalità detto Jerry
per le imitazioni del grande comico americano.
L’ho tenuto a parte per
un motivo ben preciso: in ritiro discute per tutti, coadiuvato
da Fontolan i premi della stagione e qui la sparata :<non vogliamo
premio salvezza, ma un consistente premio scudetto> e poi giù
una delle sue risate, Chiampan e Guidotti si guardano, Rangogni
sorride e Mascetti alzando la testa annuisce. Sì ci credevano!
E come si divertivano a prendere in giro i giornalisti che parlavano
di miracoli. Bagnoli era il primo a crederci, la sua timidezza
è dovuta alle difficoltà incontrate nella vita,
ma egli è tenace, sa quando dare la carota e quando, raramente
deve usare il “bastone”. tra gli altri atleti al via
del campionato troviamo Turchetta e Marangon II anch’essi
protagonisti nell’anno del Signore ’84-85.
La federazione ci dà una
mano, finalmente gli arbitri saranno sorteggiati a poche ore dall’inizio
delle partite, con questo non voglio insinuare niente, solo che
fatalità sarà un campionato “abbastanza“
equo.
La prima di campionato è da far tremare i polsi, arriva
il Grande Napoli di Maradona, un giocatore che da solo costa come
tutto il Verona compreso lo stipendio e i massaggiatori. La gazzetta,
per non parlare dei giornali del sud, ha già fatto vincere
la squadra del Vesuvio, anzi per loro è solo una formalità,
sarà un tre a uno senza sconti, Brigel schierato sull’argentino
non dovrebbe toccar palla ed invece è proprio il “Panzer”
a fucilare con un colpo di testa il povero portiere azzurro Castellini.
Poi “Nanu” Galderisi, Bertoni per i partenopei e ancora
Di Gennaro a far esplodere il Bentegodi. L’arbitro Mattei
dirà a distanza di qualche tempo, che quella fu la partita
che più lo ha reso fiero del suo lavoro.
Nella nuova sala stampa, i nostri gladiatori parleranno di due
punti d’oro per la salvezza, nello spogliatoio, dei primi
due punti per la vittoria finale.
Maradona, stanco ed abbacchiato dirà : questo è
il calcio a volte imprevedibile (come ad affermare che era un
risultato ingiusto), d’altronde per coloro che dovevano
fare a fette il torneo questo si riteneva solo un piccolo incidente
di percorso. Il Guerin sportivo dà dei buoni voti, ma le
foto sono tutte per Dieguito.
Facciamoci il callo, tanto non cambia nulla.
La domenica successiva siamo ad
Ascoli, ancora un tre a uno con goal di Hernandez che porta in
vantaggio la squadra di casa e poi pareggio su punizione di Di
Gennaro, e due goal quasi in fotocopia dei due stranieri Hellas.
Alla tv i commentatori sportivi parleranno di tutti, noi quasi
dimenticati. Bagnoli sorride non è interessato alla sterile
discussione su i se e i ma del processo del lunedì, lui
guarda avanti.
L’uno a zero in casa con
l’Udinese di Zico, ci proietta da soli in testa, la stampa
parla di grande squadra, si accorge che assistiamo però
non siamo presi sul serio e le parole di Osvaldo: pensiamo solo
alla salvezza > li conforta, che offesa per gli sprechi del
calcio italiano se veramente si continuasse su questo ritmo.
Dopo un pareggio a Milano con i blasonati campioni dell’Inter
ospitiamo la mitica Juventus di Platini, è un due a zero
favoloso, testa del piccolo Galderisi e una fantastica discesa
di Preben che lascia sul posto un allibito Pioli uno stupefatto
Scirea e un basito Favero e segna senza scarpino, queste immagini
faranno il giro del mondo, in Italia solo la cronaca a ’90
minuto e alla domenica sportiva, ove si esaltano le gesta di Rummenige,
Maradona e Falcao.
A Roma, Garella si ricorda della
stagione passata e cala la saracinesca, qualcuno dirà che
il Verona ha fatto barricate dimenticandosi dei 13 corner nostri
contro i cinque della squadra di casa.
Il due a uno con la Fiorentina sotto gli occhi del commissario
della nazionale porta Di Gennaro e Tricella a vestire l’Azzurro.
All’inizio sono amarezze Tricella in panchina e Di Gennaro
in concorrenza con Dossena del Torino, anche se la forma e la
qualità del nostro è molto più pregnante,
qui entra in gioco il potere dei club. Per fortuna poi i veri
valori verranno a galla e altri nostri giocatori vestiranno l’Azzurro
(Fanna e Galderisi).
Sul Guerin sportivo poster di
Brigel con Elkjaer e un'inchiesta, si domanda ma questo Verona,
costruito con gli scarti di formazioni di serie A e di B può
durare?
Tutti dicono : sì, gioca bene, segna molto, subisce poco
ma, è destinato a breve all’anonimato> esce dal
coro il solo Trapattoni che dichiara: attenzione hanno un progetto,
sono da due anni o tre ad alto livello, Bagnoli è bravissimo
e non è quello sprovveduto che la gente crede, non parla
molto ma pensa e pensa bene. Il giornalista Viglino spara cavolate
dalle pagine del settimanale sportivo dell’Editore Conti,
prossimo presidente del Bologna, parlando di Verona come la città
di Ludwig e del razzismo latente, con me avrà uno scambio
di missive culminate con il suo avvicendamento al giornale sopraccitato.
Altre belle vittorie ci portano
al comunale di Torino, noi primi loro secondi, Brigel da notevole
distanza ci porta in vantaggio ma pochi minuti dopo Dossena ottiene
il pareggio, i giallo-blu meritano di vincere e Marangon I segna
il definitivo due a uno. Qualcuno nello spogliatoio dirà:
se segna anche Marangon è destino che vinciamo il campionato.>
Davanti alle telecamere la consegna è sempre la stessa
(punti d’oro per la salvezza) con buona pace di chi, giornalisti
e tifosi delusi, spera in questo.
Si infortunano quasi in contemporanea
il bomber danese e il magnifico Ferroni ed entrano in campo un
fantastico Sacchetti e un bravissimo Turchetta che non è
un campione ma certamente svolge il suo lavoro al meglio, l’unica
partita che perdiamo…e…l’Italia dei media gioisce
è ancora una volta ad Avellino (proprio una maledizione)
ma siamo CAMPIONI D’INVERNO.
Si sospende il campionato per
un breve periodo, la città è sotto la neve e come
sotto la neve del detto popolare c’è il pane, sotto
la calda coltre del Bentegodi lievita l’entusiasmo. Nei
bar sport, comincia a circolare il poster dell’arena con
Tricella e compagni che si allenano scherzando sotto la neve,
con un sorriso stampato in volto che vuol dire, fiducia, consapevolezza,
amicizia.
Qualcuno, mi sembra Panza, ricorda
che generalmente il campione d’inverno diventa pure campione
in primavera, Galeazzi sorridendo, gli toglie il microfono dicendogli
che a questo punto è quasi una bestemmia paventare l’idea
di un Verona campione. Alla domenica sportiva per il riepilogo
dell’annata sportiva l’Hellas è invitato, declina
giustamente l’invito asserendo che i giocatori sono in vacanza
e i tecnici impegnati in opere di beneficenza, tutto vero, la
rai comunque capisce che deve intervenire e manda un loro rappresentante
ad incontrare Guidotti e Chiampan ,i quali accettano quanto viene
detto loro, il tutto con le dovute precauzioni.
Uscirà dalla sede con un
gagliardetto e con l’assicurazione da parte di un raggiante
rag. Bertolini, che una volta vinto lo scudetto gli manderà
quello nuovo.
Si riparte e a Napoli si pareggia
nonostante una non brillantissima prestazione. Bagnoli si indispettisce
per le affermazioni di Ameri il quale insinua sia un pareggio
dovuto solo alle parate di Garella. Garella parla volentieri dell’insieme
di squadra ma poi chiede un chiarimento a Bagnoli, il quale dice:
ricordati che si gioca in undici e in undici si vince o si perde.>
Nonostante la chiarezza delle affermazioni il portierone si inalbera
e all’interno dello spogliatoio cerca di minare il carisma
di “Zazo”. Qui interverranno, Tricella e Fontolan,
Garella chiede scusa al mister ma, dentro di lui si è rotto
qualcosa, a fine campionato lo vedremo.
In casa affrontiamo l’Ascoli
di Dirceu che è battuto con un classico due a zero (Galderisi
e Sacchetti).Dirceu prima della partita manda messaggi d’amore,
e il popolo dell’Hellas con uno striscione lo saluta: Amigo
dighelo a to mare> anche se in futuro saremo i primi a piangerne
la scomparsa.
La domenica dopo siamo ad Udine
contro una battagliera Udinese, infatti, stiamo vincendo tre a
zero e veniamo raggiunti…sono finiti i sogni di gloria?
Neanche per sogno scavallano i nostri guerrieri nordici e liquidiamo
i bianconeri friulani con un sontuoso cinque a tre. Le segnature
sono di: Briegel, Galderisi ed Elkjaer poi Edinho, Carnevale e
Mauro e ancora Elkjaer e Briegel nel giro di due minuti è
trionfo. A denti stretti la stampa deve ammettere la supremazia
della capolista solitaria.
Arriva l’Inter al Bentegodi
e già in settimana dichiara di giocarsi il tutto per tutto
perché dicono non ci possono stare sei punti tra noi e
loro. Altobelli segna un goal straordinario in apertura, dominiamo
il campo ma non facciamo breccia finché non arriva il goal
di un Briegel incontenibile. E già qui la prima parte del
triangolino è cucito, solo il verde per ora, anche se tutti
(logicamente non i veronesi) sono convinti che non può
durare, infatti, andiamo a Torino, la grande Juve ci attende ed
in due minuti si risolve la partita al 74’ segna Briaschi
per loro e al 76’ pareggia Di Gennaro meritiamo di più,
può bastare, per ora.
In casa con una arrogante Roma
su di un campo reso molle da una settimana di pioggia, basta un
goal di Preben in scivolata. Hoibò! La stampa si accorge
di noi, persino un ottimo articolo dal Time di Londra che fa il
paio con Der Spigel che esalta giustamente il nostro tedescone
e allora anche i fogli indigeni sentono il dovere, magari a malincuore
di scrivere qualcosa sugli scartini scaligeri, così veniamo
a sapere che Tricella non aveva il fisico per restare all’Inter
che Fontolan e Volpati si consideravano dei pensionati, che Di
Gennaro, Bruni e Sacchetti non potevano ambire ad un posto nella
Fiorentina e che i due stranieri hanno incontrato una stagione
d’oro, e certamente non si potranno ripetere.
Lascio al lettore capire lo stato
d’animo dei giocatori. Per fortuna è subito partita
e il campo dice che vinciamo 3 a 1 a Firenze. La forma è
splendida e la dimostrazione è un 3 a 0 ad una assatanata
Cremonese bisognosa di punti. Pareggio a Genova con la Sampdoria
con gol di Galderisi e per i blucerchiati rete del verenosissimo
Renica. Segnamo il passo con il Torino che accorcia il suo ritardo,
dobbiamo comunque gestire ancora quattro buoni punti e dobbiamo
andare in casa Milan, i pessimisti ci vedono già in crisi
invece con uno 0 a 0 strappato con una squadra decimata dagli
infortuni siamo ancora più consapevoli dei nostri mezzi.
L’italietta pallonara gufa e ottiene un po’ di nervosismo
tra i nostri gladiatori, battiamo a stento, con un gol di Fanna
la Lazio dopo aver sprecato un rigore (Galderisi) è la
più brutta gara di tutta la stagione, avevamo giocato meglio
persino con Avellino fuori e Torino in casa le uniche sconfitte
subite. Comunque i più ottimisti cominciano a cucire il
bianco del triangolino, manca solo…il rosso. Finalmente
si torna in campo, il campionato sembra non finire mai, ospitiamo
il Como che per salvarsi ha bisogno di un punto e noi siamo generosi,
glielo concediamo dopo una splendida partita. Ora abbiamo quattro
punti di vantaggio e mancano due partite, e i gufi si fanno sentire,
alla domenica sportiva qualcuno ripete la frase celebre: ce la
farà il Verona a vincere lo scudetto?> Mio Dio manca
un solo punto, c’è da rabbrividire al solo pensiero
di essere ad un passo dal sogno e non poterlo vivere.
Piove intensamente, colonne d'auto
lasciano Verona è un serpente di metallo tutto imbandierato
che si reca a Bergamo, ci serve un pari, un solo misero ed insignificante
punto. L’Atalanta ci attende serena, è già
salva non ha più niente da chiedere al campionato ma butta
in campo tutto quello che ha, segna Perico…alla fine del
primo tempo e i tifosi ammutoliscono. Musi lunghi nello spogliatoio
e qui Bagnoli stupisce tutti, lui serio di poche parole sorride,
e con un misto di meneghino e veronese dice: Dem a giucà
e a vinsar> Briegel ed Elkjaer non capiscono ma vedono gli
altri ridere e lo fanno anche loro, tutti entrano in campo con
un altro spirito, sarà pareggio del danese e gloria per
la squadra e la città. ”Bisteccone” Galeazzi
blocca Bagnoli prima che sia portato in trionfo dai suoi ragazzi,
si complimenta dice che tutta l’Italia è con noi,
mente, sa benissimo che la nostra vittoria mette in discussione
l’apparato calcio: ma come?
Una squadra senza prime donne vince il campionato? >
E allora giù a dire che la Juve non era la Juve, che l’Inter
era distratta… il Milan si doveva riabituare alla serie
A e il Torino beh… il secondo posto era anche troppo…
Così i magnifici tifosi Hellas reagiscono, fanno trovare
allo stadio lo striscione “ soli contro tutti” e naturalmente
destano scandalo, fanno muovere giornalisti e psicologi e ancora
una volta siamo tacciati di violenza, solo verbale per ora.
Arriviamo alla domenica del trionfo con un po’ di timore,
c’è l’Avellino bestia nera e i nostri atleti
in questa settimana si sono allenati solo ad alzare calici.
Lo stadio è tutto una bandiera,
colori gialloblu garriscono al vento, la musica a tutto volume
con le note del nuovo inno,
Anna Madinelli e i suoi compagni scendono dal cielo, non sono
angeli solo paracadutisti e che paracadutisti, centrano in pieno
il centro del campo e stendono una bandiera tricolore, sulla pista
d’atletica una miriade di fotografi (autorizzati e non)
i figli dei calciatori rigorosamente in maglia gialloblu e per
l’occasione un simpatico ritorno Joe Jordan e suoi due bimbi
anch’essi con la gloriosa maglia. Tino Guidotti lancia fiori,
sorrisi e bacia chiunque gli venga a tiro è commosso come
tutti del resto, siamo l’unica squadra del triveneto che
ha vinto uno scudetto, città di “vera” provincia,
perché tra le provinciali qualcuno mette Lazio ma, scusate
se è poco, è una delle società della Capitale
e poi dicono Cagliari, ma signori loro rappresentano una intera
regione, i fondi di una intera regione, l’organizzazione
di una intera regione. Inizia la partita e non è battaglia,
bel gioco da una parte e dall’altra, finisce quattro a due
con tanti abbracci tra i contendenti, è finita siamo campioni
con quattro punti sul Toro e cinque dalla Sampdoria. Bagnoli dopo
la rituale doccia vestito, uscirà come sempre dalla porta
posteriore, non cambia il suo modo di essere nemmeno nel giorno
del trionfo. Il dr. Chiampan che ha indubbi meriti non viene acclamato
a sufficienza anzi…lo si critica per non essere riuscito
a trattenere Fanna. Eh, sì sarà comunque una magnifica
estate.
La stupenda maglia ora è
completa, molto elegante con il triangolino tricolore, al raduno
nuovi volti, Giuliani per sostituire Garelik, Verza per Fanna
e Vignola ciliegina sulla torta di una squadra che andrà
in coppa campioni, le previsioni di Bagnoli però non combaciano
con le aspettative dei tifosi, iniziamo un campionato in altalena
tra vittorie e inopinate sconfitte, per fortuna a sollevare il
morale arriva la prima vittoria in coppa campioni 3 a 1 al Paok
di Salonicco, ora il pensiero và alla trasferta in Grecia,
è una squadra coriacea dura e dalla sua ha un pubblico
entusiasta, non è facile giocare sotto continue provocazioni
ma, ElKjer è in forma splendida e segna due reti da cineteca.
Dobbiamo comunque far notare il disinteresse della R.A.I. che
interrompe la visione nel momento in cui c’è il goal
per far vedere una inutile sequenza della Juve a centrocampo.
Vittimismo il mio? No, è che non ci si abitua mai alla
stupidità. Torniamo in campionato e ricomincia l’altalena
di risultati. A una sconfitta che ha dell’incredibile a
Napoli (5 a 0) alla vittoria sul Milan. A far discutere però
è il “sorteggio” (a cui nessuno crede) di coppa,
infatti sul nostro cammino troviamo l’altra italiana, la
Juve, nessuno è contento forse una previsione visto quello
che poi è accaduto, un pareggio in casa all’andata,
dovuto a una irresponsabile decisione arbitrale, tuttavia, abbastanza
giusto.
Sarà il ritorno che complicherà le cose all’Hellas
si gioca a porte chiuse perché la Juve è squalificata
e decisione mai presa prima si gioca a Torino anziché su
di un neutro, questo è niente, la partita viene affidata
a Wurtz, arbitro già squalificato e richiamato per l’occasione,
ne combina di cotte e di crude e concede perfino un rigore inesistente,
ne nega uno evidente e lascia alla Juve la facoltà del
gioco violento. Questa volta anche la televisione si schiera dalla
nostra parte, non ne può fare a meno visto che va in eurovisione.
Elkjer dice chiaramente all’arbitro di essere un venduto
(non sarà comunque sanzionato) e negli spogliatoi un furente
Bagnoli all’arrivo dei carabinieri preoccupati della rottura
di un vetro dirà: Se cercate i ladri sono nello spogliatoio
a fianco.
Sui giornali il tutto comporta una vasta eco, ora tutta l’italietta
del pallone è con noi, sul Guerin sportivo trova spazio
una vignetta molto significativa, ve la illustro, c’è
la caricatura di un sorridente Platini vestito da barman che dice
versando un aperitivo: Wurtz c’est plus facile > Inutili
altri commenti.
Quelli che vedono il bicchiere
mezzo pieno dicono che la squadra avrà più tempo
e stimoli per il campionato, purtroppo non sarà così,
anzi si romperà qualcosa nel bel giocattolo e subiremo
umiliazioni come il 5 a 1 di Udine difficile da digerire. Due
vittorie consecutive c'illudono e poi si ritorna alla mediocrità,
per fortuna c’è chi sta peggio, il Verona è
da ricostruire. Rangogni e Mascetti rivoluzionano tutto, Briegel
va' alla Sampdoria anche se resterà legato al’Hellas
da un amore incredibile, il Nanù al Milan e Sacchetti al
Brescia di contro arrivano De Agostini Galia e Pacione con un
Rossi a fine carriera che se non porterà goal a grappoli
almeno aggiungerà professionalità e, interesse da
parte dei media. All’esordio perdiamo due a uno con il Toro
e la domenica successiva comincia il nostro campionato, ancora
con tante soddisfazioni, basti dire che Giuliani, Galia e De Agostini
entreranno a far parte stabilmente dell’Olimpica di Zoff.
Tutto il cammino sarà combattuto con Milan Samp e Roma
per un posto UEFA e la spunteremo noi, un traguardo prestigioso
per rinverdire le belle imprese passate fuori i confini. E qui
una piccola dissertazione la coppa campioni era di veri campioni
e l’UEFA. composta di squadre al massimo livello mentre
ora è più facile giocare all’estero che nel
nostro campionato.
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