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NASCE
L’ HELLAS
L’inizio
della scuola è sempre un po’ caotico anche tra le
austere aule del REALE GINNASIO LICEO MAFFEI, l’inquadramento
per classi sulla strada non aveva portato quella disciplina che
insegnanti e genitori pretendevano, correva l’anno millenovecentotre
ed era un giorno d’ottobre riscaldato da un pallido sole.
Verona ostentava eleganza, sia nei modi sia nello gesticolar saluti,
al cospetto di una signora ci si doveva togliere il cappello e
sulle carrozze, per buona parte ancora trainate da cavalli, cedere
loro il tanto agognato posto a sedere.
La scuola metteva i brividi già il solo vederla, i nuovi
n’erano intimoriti e non facevano nulla per nasconderlo,
i veterani al contrario si comportavano spavaldamente anche se
dentro di loro un certo fremito lo sentivano. Entrarono in aula
spingendosi e il docente ebbe così modo di elargire la
sua prima predica : “Mai avrei pensato che la vostra sete
di cultura fosse così pressante …” dopo un
eloquio durato una buona ora diede finalmente gli orari delle
lezioni e i relativi insegnanti.
Qualcuno già lo si conosceva, altri come il prof. Sinico
di fisica o la nobildonna Puccini di storia geografia erano perfetti
sconosciuti, in cuor loro gli studenti speravano di non trovarsi
davanti i soliti barbosi soggetti come Di Vito di latino o Frapponi
di matematica. Il preside volle dare il suo saluto, invero la
solita minaccia d’espulsione nel momento in cui l’interesse
per le lezioni o le maniere usate non fossero confacenti al “sacro
luogo” in cui si trovavano.
Alla ricreazione davano sfogo a tutta una serie di attività
a volte persino violente, imitando i “pugilisti” o
i sollevatori di peso, in classe c’era un certo Gobbo che
apparteneva alla Ginnastica Bentegodi e per far conoscere le proprie
qualità fisiche non disdegnava di caricarsi sulle spalle
ben cinque compagni contemporaneamente e con questi a volte faceva
pure dei piegamenti. Non tutti apprezzavano questa ostentazione
di vigoria, affermando che era un modo per la “plebe”
di guadagnarsi un po’ di attenzione perché né
l’intelligenza né tanto meno i modi li avrebbero
portati all’attenzione degli altri. Purtroppo le differenze
sociali si notavano e ragazzi molto dotati a volte s' intimidivano
per questo stato di cose rimanendo nell’ombra della mediocrità.
Durante quei brevi momenti discutevano di sport, di atletica e
soprattutto di corse sia a piedi che in bicicletta, ma un’altra
disciplina li faceva discutere : il Football, naturalmente anche
questo nuovo sport era mortificato dai più, interessati
ai virtuosismi degli spadaccini, erano molti gli appartenenti
alla nobiltà che si cimentavano in quella disciplina, non
dimentichiamo che all’epoca la maggior parte delle dispute
anziché in tribunale finivano dietro qualche convento all’alba,
in un duello all’ultimo sangue. I ragazzi è risaputo
si accalorano per poco, è così da sempre e allora
via alle sfide tra chi affermava che gli “atletisti”
erano i migliori e chi s’impegnava per la nobile arte del
pugilato, qualcuno timorosamente cercava dei complici per sostenere
i “pedatori” quelli dai nomi incomprensibili che arrivavano
da oltre Manica e giocavano per il Genoa cricket and football
club oppure per il Milan anch’esso infarcito di stranieri
già esperti in quella che era considerata la nuova arte.
Il lunedì portava con sé un po’ di malumore
e di acciacchi, il primo dovuto al fatto che tutti avevano ancora
voglia di correre e di godere delle belle giornate e non di rinchiudersi
in quella prigione del sapere, la seconda invece, erano i postumi
per i calciofili di un mancato allenamento e degli scontri in
partita. L’entusiasmo si riaccese quando Frascara uno dei
ragazzi spiegò al professor Di Vito il perché di
quella svogliatezza, il docente dall’alto della sua esperienza
capì il momento e si fece spiegare in cosa consisteva il
nuovo gioco, non videro l’ora e per riportare la calma l’anziano
signore ci mise parecchio ma tutto questo servì a scatenare
la curiosità di tutti gli allievi nessuno escluso. E qui
la domanda:” professore lei che nome darebbe se fondassimo
una squadra nostra? No, non era la persona adatta infatti disse
tra il serio e il faceto : Victores… ed aggiunse…
sed ignoranti “ per i meno ferrati in latino traduco :vittoriosi
ma ignoranti , non era proprio il caso anzi tutto ciò divenne
una sfida tra il nuovo che avanzava e i vecchi insegnanti che
non condividevano questo interesse sportivo.Per tutta la settimana
non si parlò d’altro, i ragazzi volevano un nome
bello, da non dimenticare e glorioso al tempo stesso.
Come da regola la provvidenza venne loro in soccorso nelle vesti
di un entusiasta giovane insegnante di greco un certo Corubolo
che non solo diede un nome subito apprezzato ma anche un piccolo
obolo di sostegno: il nome era Hellas (Grecia) che non ricordava
solamente la sua materia ma anche la cultura di Atene, la forza
di Sparta e poi cosa da non scordare si trattava della patria
di tutti gli sport la creatrice stessa dei giochi olimpici.
Piaceva quel nome, tanto che qualcuno l’aveva scritto a
caratteri cubitali su di un foglio della bacheca, scandalizzando
buona parte del corpo insegnante che non amava questo genere di
pacchiana pubblicità. Il professorino quella domenica era
presente, formò le squadre, molti di più i presenti
della prima volta , lanciando loro un vero pallone, di quelli
costosissimi per l’epoca, con le cuciture a mano e pesanti
tanto che molti per poterlo colpire di testa si mettevano un fazzoletto
attorno al capo con l’illusione di non sentire dolore, altri
invece per non rovinarsi i capelli mettevano una reticella, quella
che usavano per andare a letto. Ricapitolando, vestivano o meglio
si svestivano in mutande lunghe, che usavano anche in estate,
camicia e cravatta, berretto con visiera per i portieri , fazzoletti
e retina per gli altri. Per distinguere una squadra dall’altra
si metteva un fazzoletto sulla manica destra di una delle due.
Al termine della contesa, stremati , sporchi, e sudati si recavano
per la solita bevuta alla locanda ove finirono con il suscitare
curiosità e interesse negli altri avventori così
la domenica successiva c’erano pure gli spettatori e la
solita bevuta fu offerta dal gestore Ignazio di Giovanni, tanto
si sarebbe rifatto subito aumentando il prezzo agli altri malcapitati
frequentatori così divenne inconsciamente uno dei primi
dirigenti.
Ci si divertiva e in poco tempo le squadre da sei uomini divennero
non più due ma tre poi quattro, fino a creare un “trofeo”
che consisteva in un vecchio mestolo di rame raccattato non so
dove, e nemmeno da chi ma, la gioia per questa conquista era pari
alla vittoria dello scudetto nei nostri giorni, decisero di ampliare
la competizione, misero da parte del denaro poco in verità,
per comprare delle camice tutte uguali e così poter invitare
in un campo di borgo Venezia altre piccole squadre costituitesi
nel frattempo nei vari quartieri. Per non spendere più
dello stabilito, Filippi l’incaricato, figlio di “Nani”
il camiciaio di via Bettelloni si fece dare sì delle camice
uguali ma di un colore bislacco tendente al rosa e con l’immancabile
taschino, quella domenica la misero anche con un po’ di
riluttanza ma la misero, per loro fortuna una madre attenta ai
bisogni del proprio figlio e degli amici si prese l’incarico
di lavarle e non so come di riportarle ad un colore discreto un
bianco sporco ricamandoci sopra lo stemma della città,
un ricamo veloce, alla buona ma, ai nostri sembrava meravigliosa.
Con che baldanza i nostri “eroi” la vestirono la domenica
successiva, entrarono sul terreno con le solite mutande multicolori
ma in compenso eleganti nella nuova camicia, tanto che gli avversari
furono impauriti da questa organizzazione e finirono con il perdere
sei a zero. Il campo, abbastanza livellato era stato delimitato
da paletti e corda per tutto il perimetro, le porte segnate con
due pioli di un metro e il centrocampo solo quello delineato con
il gesso, per le aree si faceva a vista e a volte nascevano contrarietà…non
più di qualche parola comunque.
Alla fine d’estate del 1904 fu istituito un vero torneo
parteciparono Hellas, Astoria, Pompieri, e don Bosco risultato
poi vincitore e per primo possessore del premio messo in palio
da un ex atleta della Bentegodi e appassionato di tutti gli sport
: Masprone, di cui sentiremo parlare molto spesso proseguendo
con questa storia. |