| CAPITOLO
4
VENTI
DI GUERRA
L’Europa
è già in subbuglio, i ricchi cercano di dimenticare
buttandosi sui divertimenti più sfrenati, le sale da ballo
sono stracolme e il sabato pomeriggio l’ippodromo di borgo
Roma accoglie scommettitori in quantità, gli altri, quelli
che vivono ai margini accettano tutto con mansuetudine non potendo
fare altro ma la domenica si segue l’Hellas.
E’ un pubblico che non presenta differenze sociali, sugli
spalti operai e nobili si dividono gli spazi e per esultare si
stringono la mano anche tra sconosciuti. La cosa ha dell’incredibile
vista la società di allora…ma avviene!
Nella stagione calcistica 1912-13 viste le molte squadre iscritte
si opta per due gironi, non solo per l’organizzazione ma
soprattutto per contenerne i costi . Il girone settentrionale
a sua volta viene diviso in tre parti: Piemontese, lombardo ligure,
veneto emiliano composto ognuno da sei squadre. Il girone meridionale
è unico formato da otto società. Le prime di ogni
girone disputeranno la finale scudetto. Nella fase eliminatoria
l’ Hellas è grande e vince tutte le partite, vi è
persino un otto a zero a spese del Modena. Sul “Liston”
ora si parla anche di calcio e spesso tra gli avventori si nota
la presenza di personaggi noti nel campo dell’arte e amici
nella vita :il pittore Dall’Oca Bianca e lo scrittore Berto
Barbarani, frequentatori del centro da sempre, non avevano almeno
fino a quel momento rivelato di essere interessati allo sport,
seduti al tavolo dell’Ulivo tra un bicchiere di vino e un
sigaro vengono spinti ad esprimere giudizi e a quello che ci è
dato a sapere con competenza.
Nel seconda parte del campionato la sconfitta di Vicenza e un
pareggio col Parma sempre fuori casa ci pregiudica la testa del
girone ma, le finali sono garantite. Qui la fa da padrona ancora
una volta la pro Vercelli, i nostri si comportano bene anche se
non arricchiti dall’esperienza dei soliti Milan, Inter da
poco nata per volere di ex soci del Milan, Juventus e Genoa.
Formazione:
Girardi
Ruberti Motta
Liniger Guarda Nicolis
Vigevani Corsi Bianchi Forlivesi Costa
Gli
stessi undici sono titolari l’anno dopo, disputando un altro
ottimo campionato in cui spiccano le qualità realizzative
di Bianchi 14 reti in sedici partite e Corsi che lo supera di
un goal, Forlivesi ne fa 9, il campionato è una cosa la
finale un’altra, arriviamo quinti dietro a Casale, Juve,
Milan, Inter, alla pari di Genoa e Vicenza, dopo tutto non male.
E’ l’inizio del 1914, i venti di guerra sono sempre
più insistenti, il Football però apparentemente
non né risente, ora le società sono ottanta e viene
doveroso costituire una federazione come in verità già
esistente in altre parti d’Europa.
Alla convocazione in nostra rappresentanza viene inviato l’ing.
Carlo Righetti, Il palazzo duca d’Aosta di Torino accoglie
i rappresentanti di tutte le società calcistiche, la ricchezza
degli affreschi, i tendaggi e gli scarsi mobili ma, di indubbia
qualità, rendono timorosi gli astanti.
Poche ore dopo si hanno già i nomi dei componenti dal presidente
al segretario… tutti di Torino! Dicono scelta obbligata
per praticità di convocazione.
Si passa così alla compilazione dei gironi, con noi Vicenza,
Padova, Petrarca, Udine, e Venezia. Cominciamo bene vincendo ad
Udine.
E’
la guerra !
Noi siamo per il momento neutrali, durerà poco.
Nel frattempo esordisce Porta, giovanissimo oriundo brasiliano
che con i suoi 17 anni pieno di forza e coraggio risulterà
capocannoniere del girone eliminatorio, si và in finale
con
Girardi
Benini Ruberti
Barbasetti Liniger Raffaldini
Vigevani Corsi Porta Peroni Costa
Uno
dei migliori è il capitano Benini, tracagnotto, molto vigoroso
e forte in difesa ma, capace di passaggi lunghi e precisi.
Il venticinque maggio entriamo anche noi in Guerra, si sospende
ovviamente il campionato anche se mancano solo due giornate alla
fine con il Genoa in testa e, a questa società viene assegnato
il titolo . Molti calciatori partiranno e in molti non calcheranno
più i campi di calcio. Dei gialloblu torneranno in pochi,
ricordiamo i nostri caduti :Barbasetti, i due fratelli Benini,
Nello Cavalleri, Signoroni e Vigevani.
Finisce finalmente il conflitto e seppur a fatica si ricomincia
con le solite cose, Girardengo vince la classica di ciclismo Milano-
S. Remo e solo nelle grandi città il calcio riprende vita,
anche da noi si tenta ma, manca il campo, usato dall’esercito
come deposito materiali esplodenti e mancano le risorse finanziarie,
si pensò allora ad un sodalizio più forte unendosi
al consolidato Verona che, anche se in tono minore non aveva smesso
l’attività e possedeva un campo, piccolo ma efficiente
e creare così l’Hellas Verona la squadra che tuttora
rappresenta la città (gli altri sono solo surrogati). Finalmente
si riparte e la formazione migliore si ritiene sia : Montresor,
Banterle, Chesta , Cattini, Pellattieri;Bernardi , Cavalleri B,
Zorzi, Chicchi E., Pattaro e Bottacini. Non si ottengono grandi
risultati, e sono tiepidi pure gli appassionati, che però
si risvegliano l’anno dopo con la formazione :
Battistoni, Motta, Ambroso, Butturini, Plebani, Bernardi, Ferraris,
Porta, Chiecchi, Lollo e Minzon. E’ una buona squadra e
gli osservatori delle società professionistiche ci mettono
gli occhi sopra.
Un
posto importante nella storia dell’Hellas possono vantarla
i fratelli Battistoni : Berto, Giuseppe, Giocchino,Riccardo, Carlo,
Giovanni il più giovane, esordiente nella squadra gialloblu
a soli sedici anni raggiungerà la nazionale con il Genoa
e chiuderà la carriera causa un incidente provocato dal
milanista Boffi . Gli altri fratelli divisero la carriera tra
Bentegodi e Hellas con alterna fortuna.
Arnaldo Porta uno dei più grandi attaccanti della nostra
storia (oriundo brasiliano ) nella vita normale faceva l’impiegato
alla banca popolare, qualche dirigente voleva farlo licenziare,
perché lo vedeva indolente il lunedì mattina, per
fortuna in suo aiuto arrivavano agli sportelli i tifosi che per
vedere il campione facevano la fila incrementando così
gli affari della banca …a quel punto nessuno aveva più
il coraggio di accusarlo di scarso rendimento.
Memorabile restarono i sei goal al Genoa, che poi diverrà
campione, grazie soprattutto ai tre del giovane Porta, simpatico,
ciarliero e amicone non si risparmiava nel firmare autografi e
soprattutto di prendere un caffè con i simpatizzanti. Aveva
rivestito il compito di telegrafista durante la guerra assistendo
anche alla morte di un caro compagno d’arme che ad un metro
da lui fu colpito da un cecchino, questo gli aveva lasciato una
profonda ferita interiore, da allora le sue notti non furono più
tanto serene e la sua esistenza tanto spensierata.
Si
gioca un buon calcio e si vincono le coppe messe in palio in tornei
prestigiosi: alla coppa d’oro di Modena risultiamo vincenti
mettendo in riga squadre importanti come pro Vercelli, Bologna,
Genoa, Cremonese e appunto Modena, proprio qui succede un fatto
strano il nostro Hellas vince, viene consegnata la coppa, un trofeo
bellissimo e le medaglie d’oro ad ogni partecipante.
In treno, al ritorno ci si accorgerà che le medaglie non
erano d’oro ma di una banalissima lega, quelle preziose
furono consegnate per errore alla seconda classificata.
Proteste della società arrivarono agli organizzatori, nonostante
ciò non vennero restituite, di quella impresa restò
la coppa e la grande soddisfazione ottenuta, per non dimenticare
l’interesse del pubblico e dei giornali che esaltarono in
modo particolare i nostri ragazzi fautori di uno stupendo gioco.
Inizia il campionato ‘22-‘23 ed è l’esordio
di un altro campione scaligero: Levratto aveva un tiro fulmineo
e potente tanto che spesso in carriera dopo un suo goal era necessario
aggiustare le reti, da qui il detto per i giocatori d’attacco
di “sfondatori” o “Bombers” questo aggettivo
derivato dall’inglese in onore di un certo Jennis che possedeva
le stesse caratteristiche del nostro giovane campione.
Quell’anno
arrivammo appaiati al Milan, colmo di campioni professionisti,
un po’ oltre il centro classifica, la disputa dello scudetto
si era fermata in terra Ligure essendo una cosa privata tra Genoa
e Savona e il Genoa alla fine si cucirà ancora lo scudetto
sulle maglie. Il ciclismo reclama un giusto interesse dopo le
vittorie in serie dei vari Girardengo, Binda e Bottecchia.
Nel campionato ‘25-‘26 lottiamo alla pari dei più
blasonati club, il nostro Levratto segnerà molto anche
senza il supporto del campione di sempre Chiecchi III che fu dato
in prestito al Torino causa il servizio militare, sarà
con venticinque reti il capocannoniere del campionato e l’anno
dopo con una somma “assurda” per l’epoca (venticinque
mila lire) passerà al Genoa, dando così l’inizio
ad una protesta popolare, i tifosi spazientiti si sdraiarono sui
binari di Porta Nuova per non far partire il loro beniamino e…
lui? Nonostante il trattamento economico e l’ottima accoglienza
dei nuovi sostenitori, si esaurì talmente che perse ben
cinque chilogrammi, i fratelli raccontavano che non sorrideva
più. Poi, cominciò ad ambientarsi e ad segnare per
i rossoblu. L’Hellas quell’anno veleggiava tra i bassifondi
della classifica, il malumore serpeggiava tra i tifosi, la squadra
non era stata rinforzata,qualche atleta aveva lasciato per impegni
o limite di età, le famiglie ancora non mangiavano con
il calcio e gli infortuni erano all’ordine del giorno giocando
su campi non adeguati , non c’era assicurazione o indennizzo
e le mogli in poche andavano allo stadio ad incitare i mariti
che rincorrevano un pallone e per aggiunta in “mutande”.
I professionisti nel dopoguerra, parliamo del 1918 erano un centinaio
quindi non più di due a squadra, gli altri godevano di
qualche beneficio del tipo di un buon impiego e la possibilità
di seguire gli allenamenti, i più fortunati avendo un datore
di lavoro tifoso ottenevano il permesso di arrivare al lunedì
con qualche ora di ritardo dopo una trasferta, questi le agevolazioni
più comuni, poi non dimentichiamo l’affetto della
gente, anche se con quello non si riempivano le pance dei famigliari.
|