| Come
iniziare una storia ? Potrei partire dal fondo di questa bottiglia
, mia unica e ultima compagna , mi trascino verso il letto , la
finestra spalancata , è estate , guardo il cielo blu intenso
e, il giallo della luna piena , i colori che più amo .
Un ultimo sorso di brandy , forse mi aiuterà a dormire
, dimenticare o come un incubo pensare a quello che poteva essere
e non è stato .
Avevo
undici anni e fuori di chiesa ,un ragazzo più grande distribuiva
il foglio di una associazione calcistica che selezionava giovani
calciatori , io e miei due inseparabili amici , Luciano ed Eros
ci pensammo e molto , tutta la settimana , se fossimo stati scelti
avremmo vestito l’amaranto della squadra del quartiere S.ZENO
, dovevamo però convincere i genitori e non era uno scoglio
facilmente superabile , c’era la scuola , il corso di chierichetto
e quello di chitarra , sul foglio veniva spiegato che gli allenamenti
si svolgevano due volte la settimana , bisognava portare scarpe
da giuoco pantaloncini corti e maglietta . Superabile il problema
della divisa in quanto a scuola già usavamo pantaloncini
blu e maglietta bianca , bisognava trovare un complice per lavare
in tempo gli indumenti , anche questo era risolvibile , potevo
contare su una sorella di nove anni più grande e abituata
a lavare e stirare , io nella mia testa avevo risolto ma, i miei
amici entrambi figli unici , cosa potevano fare ?
Detto
e fatto , mia sorella Miriam avrebbe risolto il problema . Purtroppo
non avevo fatto i conti con il suo lavoro e il poco tempo libero
che aveva , infatti insegnava catechismo in parrocchia e come
ex allieva delle suore canossiane , la domenica mattina andava
ad accudire gli anziani dell’ospizio , povera gente senza
parenti o, troppo distratti per andare a passare qualche ora con
loro .
I
campionati erano fermi e il terreno della “Busa ”
campo di calcio del quartiere veniva usato dai dirigenti per i
provini dei giovani ….talenti…. di talentuoso potevamo
mostrare solo la nostra voglia di divertirci sparando a destra
e a manca palloni indomabili .
Uscii
di casa senza chiedere il permesso , per non destare sospetti
mi vestii come sempre alla domenica , pantaloncini di cotone blu
e camicia bianca con una ridicola farfalla rossa , ora ne rido
ma, per quei tempi ero elegantissimo , ultimavo il mio abbigliamento
con un paio di scarpe di vernice nera , mamma e papà con
tanti sacrifici le avevano acquistate per non farmi sentire inferiore
agli altri ragazzi che con me due domeniche prima avevano ricevuto
la S.Cresima . Ero talmente preso dai sogni di entrare in squadra
che non pensai minimente alle conseguenze di un uso sportivo di
quelle calzature .
Quel
pomeriggio di domenica ci presentammo in cinquanta , ci conoscevamo
tutti , vivevamo da sempre in quel quartiere , constatai che ero
l’unico a non esibire una attrezzatura calcistica e soprattutto
, sugli spalti non scorgevo nessun viso amico, Molena , il responsabile
tecnico della società , un omone grande e grosso con una
voce forte ci chiamò in mezzo al campo chiedendoci il ruolo
preferito , per i portieri fu facile , per i centravanti pure
, io non sapevo che scarpinare a forte velocità sulla linea
laterale e pensai di dire ….sono un terzino ….. ci
divise per squadre e cominciammo a giocare , due squadre ogni
fetta di campo , e lui in mezzo con l’aiuto di altri signori
cercava di correggere i nostri molti errori , la tattica di squadra
era …..tutti dietro il pallone ….
Il povero Molena seppur abituato dai giovani alla mancanza assoluta
di ogni schema , con le mani nei capelli cercava di insegnarci
qualcosa , finchè stremato e senza voce ci mandò
fuori dal campo .
Qualcuno , mi sembra il sig. Valentini ci disse di aspettare per
sapere chi doveva tornare per altre prove , io non ero soddisfatto
, consapevole che era molto diverso giocare organizzati , fino
a quel momento le mie capacità pedatorie erano riconosciute
solo dai miei amici e da suor Matilde , la mia maestra di quinta
all’istituto delle Orsoline , che nei momenti di ricreazione
ci seguiva in cortile gioendo ad ogni goal che segnavamo , e poi…..avevo
un altro cruccio ….le scarpe di vernice …completamente
spellate , non pensavo di ridurle così .
Stavo andandomene deluso , a testa bassa e con il cuore che batteva
, impazzito , pensando alla punizione che mi sarebbe spettata
quando ……Beppe ….mi chiamò proprio lui
e per nome il magico allenatore , il mitico Molena “ Presentati
martedì alla stessa ora , ma per piacere vieni senza quella
ridicola farfallina “ ….. ritrovai il sorriso , in
quel momento non pensai alle scarpe , al rifiuto di mio padre
per qualsiasi cosa che non fosse orientato alla studio , ai problemi
per procurarmi la divisa …..da incosciente corsi a casa
, la camicia sporca di terra e di erba , stracciata nella manica
e i pantaloni non più riconoscibili in un colore polvere…intenso
. Mia madre non disse una parola , si sedette e con il viso tra
le mani , pianse . Cercai in tutti i modi di farla smettere e
più insistevo più sentivo salire la sua disperazione,
finalmente calmandosi un po’ cominciò ad esprimersi
, da prima lentamente e in seguito concitatamente mi rivelò
quanto già sapevo ….le scarpe e gli abiti erano costati
uno stipendio di papà ….ora a piangere ero io , pentito
, durò poco , lo spazio di dieci minuti , quando in casa
entrò lo zio , da sempre complice , colui che mi portava
a vedere le partite a volte anche lontano , del grande Hellas
, l’unica , la vera squadra della città , viveva
meglio di noi , non aveva problemi economici , i suoi figli già
grandi lavoravano e uno di loro giocava a calcio nel S. Zeno ,
lo chiamavano “ Zecca ”come il famoso giocatore della
Roma .
La
passione di zio Antonio per il calcio era enorme , aveva oltre
che giocato fatto l’allenatore della squadra della Milizia
anzi penso che ne fosse stato il fondatore di quella di Verona
. Calmò mia madre prima dell’arrivo di papà
, promettendo che mi avrebbe seguito di persona , prima di tutto
perché non combinassi altri disastri e poi nella carriera
che certamente avrei fatto , su di me non aveva dubbi . Mio padre
, restò all’oscuro di tutto , le scarpe rovinate
, mi accompagnarono per tutti gli allenamenti che feci in quell’anno
, un po’ a disagio lo ammetto , ero l’unico che non
calzava gli scarpini adatti , sul campo a volte scivolavo e con
una fragorosa risata anticipavo lo scherno dei compagni .
Noi i pulcini , i più giovani calciatori della società
quell’anno vestivamo una maglia granata con bordi e colletto
bianco , alla prima partita di campionato vestii quella con il
numero sette , la ricordo enorme , le maniche arrotolate quattro
o cinque volte , tanto larga che per scherzo ci entrammo in due
e, lunga da essere costretto a mettere un elastico per trattenerla
, altrimenti sarebbe uscita dalle “braghette” , quelle
dovevamo procurarle noi e logicamente erano multiformi e di diverso
colore , solo la squadra degli adulti aveva la divisa completa
, forse per consolarci ci dissero che ognuno dei grandi se l’era
comprata , capii più tardi che non era vero e che le divise
che vestivamo noi erano quelle scartate da loro , ciò nonostante
eravamo felici ,e quando a casa le mamme dopo lavate le stendevano,
ci sentivamo importanti perché tutti sapevano così
che eravamo …..calciatori ….
Dei
miei parenti alla prima partita assistette solo zio , mio cugino
giocava nel pomeriggio a Castelnuovo del Garda , l’altro
correva in bicicletta ed era in gara nella classica Vicenza –
Bionde , zio scelse di seguire me , l’aveva promesso a mamma
e non era il tipo che si mangiava la parola .
Scendendo le scalette che dallo spogliatoio portavano al campo
, tremavo , mi sentii chiamare , mi girai e vidi i miei amici
più cari che mi incitavano , Luciano era stato scelto con
me , ma suo padre non gli permise di abbandonare le lezioni di
scherma (meglio così divenne campione italiano di fioretto
nel ’61 ) Eros più giovane di otto mesi , avrebbe
rinnovato il provino l’anno dopo , mi sentii lusingato delle
loro grida ed entrai in campo convinto di spaccare tutto e vincere
….non pensavo ad altro . Gli avversari della Virtus si presentarono
vestiti di tutto punto , organizzati , allenatore e massaggiatore
, noi al contrario avevamo un vociante Molena che ci dava consigli
da lontano , intercalandoli a volte con improperi irripetibili
. Dopo sette minuti eravamo sotto di due goal , non riuscivamo
a concentrarci con i genitori sugli spalti , alla fine del primo
tempo perdevamo quattro a zero , l’allenatore scese di corsa
le scalette , avevamo paura di quello sguardo furibondo , stranamente
ci raggiunse calmo , ricordo che ci passò la mano sui capelli
e ci disse di giocare per divertirci , che anche noi potevamo
fare goal , dovevamo restare calmi , non so cosa scattò
in noi , ricordo solo che alla fine vincemmo , io non segnai ,
non feci grandi cose ma, vincemmo . Raccogliendo i nostri indumenti
, ancora sudati , Valentini , il dirigente , ci portò nella
vicina pasticceria e qui diedi il meglio di me stesso , risultai
vincitore di una indigestione con febbre alta che durò
una intera settimana .
Ripresero
le scuole e il tempo libero si ridusse di molto , nonostante ciò
, seguivo tutti gli allenamenti , non mancavo mai , mi piaceva
tutto , i compagni , il campo e persino l’odore acre del
sudore negli spogliatoi , di noi in pochi facevamo la doccia ,
forse per pudore o timidezza non ci spogliavamo mai completamente
, così nei giorni piovosi portavo a casa tanta di quella
terra utile per invasare che mamma mi faceva spogliare sul patto
delle scale .
Papà
la domenica mattina dopo messa si fermava a giocare a bocce con
gli amici , non sapeva niente delle mie partite e tutti in famiglia
,ce ne guardavamo dal dirglielo , però un malaugurato giorno
un suo amico gli chiese il perché si trovava lì
e non invece a vedere il figlio che tutti giudicavano pieno di
talento , fu così che entrando sul campo lo vidi , trafelato
e nervoso discutere con il fratello , mio complice . Fu la peggiore
delle mie partite , sbagliai semplici appoggi e perfino le rimesse
al campo di mano , agitatissimo aspettai la conclusione della
partita , volevo fuggire senza farmi vedere , scomparire , tanto
ero terrorizzato .
Fuori dal campo ad attendermi solo zio , un bene ? Un male ? Subito
pensai , meglio così !
Al rientro , trovai papà seduto a tavola , il volto scuro
, i capelli spettinati , strano per lui che usava da sempre la
brillantina , mia madre assorta in un angolo , mia sorella guardava
dalla finestra e gesticolava come per un muto messaggio con la
sua amica Vanna , la dirimpettaia compagna di scuola di un tempo
, anch’essa si aspettava una reazione violenta , mi sedetti
a capo chino , silente .
< Cosa credi ? Che la vita sia un giuoco ? Che io vada a lavorare
per vederti sciupare tutto ? I libri costano , la scuola costa
, i vestiti costano e tu ….tu…. Non proseguì
, si chiuse in se stesso e io mi infilai nella mia stanza senza
pranzare . Dieci giorni dopo , due dirigenti del S.Zeno bussarono
alla porta , stavamo per metterci a tavola per la cena , mio padre
li conosceva, li fece accomodare versando un bicchiere di vino
, apostrofandoli con < ho capito cosa volete , ma se insisterete
perderemo l’amicizia > Per fortuna non si fecero intimidire
da quella minaccia , anzi ne risero e il clima subito si rasserenò
, io non ne fui testimone perché mi mandò in camera
, non dovevo sentire cosa si sarebbero detti , Miriam ascoltava
dalla soglia della cucina e con il solito sistema dei segni mi
avvisava di come andavano le cose . A momenti sembrava che tutto
precipitasse , in altri tutto proseguiva per il meglio , alla
fine , mi negò il permesso, dovevo mettermi il cuore in
pace . In quel periodo ero nervosissimo , un non nulla mi faceva
scattare , nemmeno le torte di zia o le caramelle di zio e il
conforto di mamma , mi facevano star meglio. |