Quantcast SOLO HELLAS
Prenota la felpa ufficiale di solohellas!
Home Login Cerca Forum Muro Top 10 Contattaci Diventa partner di Solohellas! Oggi è il: 06.02.2012    

Login
Nickname

Password

Security Code: Security Code
Type Security Code

Non sei registrato? Registrati qui!

Storia Hellas

Storie Gialloblu
Piergiuseppe Dal Cortivo

Menu
· Home
· Archivio Articoli
· Argomenti
· Cerca
· Downloads
· Forums
· Invia Articolo
· Links
· Lista Utenti
· Messaggi Privati
· Partner
· Profilo Utente
· Recensioni
· Segnalaci
· Shop
· Sondaggi
· Top 10

Capitolo 1 2 3 4 5 6

Come iniziare una storia ? Potrei partire dal fondo di questa bottiglia , mia unica e ultima compagna , mi trascino verso il letto , la finestra spalancata , è estate , guardo il cielo blu intenso e, il giallo della luna piena , i colori che più amo . Un ultimo sorso di brandy , forse mi aiuterà a dormire , dimenticare o come un incubo pensare a quello che poteva essere e non è stato .

Avevo undici anni e fuori di chiesa ,un ragazzo più grande distribuiva il foglio di una associazione calcistica che selezionava giovani calciatori , io e miei due inseparabili amici , Luciano ed Eros ci pensammo e molto , tutta la settimana , se fossimo stati scelti avremmo vestito l’amaranto della squadra del quartiere S.ZENO , dovevamo però convincere i genitori e non era uno scoglio facilmente superabile , c’era la scuola , il corso di chierichetto e quello di chitarra , sul foglio veniva spiegato che gli allenamenti si svolgevano due volte la settimana , bisognava portare scarpe da giuoco pantaloncini corti e maglietta . Superabile il problema della divisa in quanto a scuola già usavamo pantaloncini blu e maglietta bianca , bisognava trovare un complice per lavare in tempo gli indumenti , anche questo era risolvibile , potevo contare su una sorella di nove anni più grande e abituata a lavare e stirare , io nella mia testa avevo risolto ma, i miei amici entrambi figli unici , cosa potevano fare ?

Detto e fatto , mia sorella Miriam avrebbe risolto il problema . Purtroppo non avevo fatto i conti con il suo lavoro e il poco tempo libero che aveva , infatti insegnava catechismo in parrocchia e come ex allieva delle suore canossiane , la domenica mattina andava ad accudire gli anziani dell’ospizio , povera gente senza parenti o, troppo distratti per andare a passare qualche ora con loro .

I campionati erano fermi e il terreno della “Busa ” campo di calcio del quartiere veniva usato dai dirigenti per i provini dei giovani ….talenti…. di talentuoso potevamo mostrare solo la nostra voglia di divertirci sparando a destra e a manca palloni indomabili .

Uscii di casa senza chiedere il permesso , per non destare sospetti mi vestii come sempre alla domenica , pantaloncini di cotone blu e camicia bianca con una ridicola farfalla rossa , ora ne rido ma, per quei tempi ero elegantissimo , ultimavo il mio abbigliamento con un paio di scarpe di vernice nera , mamma e papà con tanti sacrifici le avevano acquistate per non farmi sentire inferiore agli altri ragazzi che con me due domeniche prima avevano ricevuto la S.Cresima . Ero talmente preso dai sogni di entrare in squadra che non pensai minimente alle conseguenze di un uso sportivo di quelle calzature .

Quel pomeriggio di domenica ci presentammo in cinquanta , ci conoscevamo tutti , vivevamo da sempre in quel quartiere , constatai che ero l’unico a non esibire una attrezzatura calcistica e soprattutto , sugli spalti non scorgevo nessun viso amico, Molena , il responsabile tecnico della società , un omone grande e grosso con una voce forte ci chiamò in mezzo al campo chiedendoci il ruolo preferito , per i portieri fu facile , per i centravanti pure , io non sapevo che scarpinare a forte velocità sulla linea laterale e pensai di dire ….sono un terzino ….. ci divise per squadre e cominciammo a giocare , due squadre ogni fetta di campo , e lui in mezzo con l’aiuto di altri signori cercava di correggere i nostri molti errori , la tattica di squadra era …..tutti dietro il pallone ….
Il povero Molena seppur abituato dai giovani alla mancanza assoluta di ogni schema , con le mani nei capelli cercava di insegnarci qualcosa , finchè stremato e senza voce ci mandò fuori dal campo .
Qualcuno , mi sembra il sig. Valentini ci disse di aspettare per sapere chi doveva tornare per altre prove , io non ero soddisfatto , consapevole che era molto diverso giocare organizzati , fino a quel momento le mie capacità pedatorie erano riconosciute solo dai miei amici e da suor Matilde , la mia maestra di quinta all’istituto delle Orsoline , che nei momenti di ricreazione ci seguiva in cortile gioendo ad ogni goal che segnavamo , e poi…..avevo un altro cruccio ….le scarpe di vernice …completamente spellate , non pensavo di ridurle così .
Stavo andandomene deluso , a testa bassa e con il cuore che batteva , impazzito , pensando alla punizione che mi sarebbe spettata quando ……Beppe ….mi chiamò proprio lui e per nome il magico allenatore , il mitico Molena “ Presentati martedì alla stessa ora , ma per piacere vieni senza quella ridicola farfallina “ ….. ritrovai il sorriso , in quel momento non pensai alle scarpe , al rifiuto di mio padre per qualsiasi cosa che non fosse orientato alla studio , ai problemi per procurarmi la divisa …..da incosciente corsi a casa , la camicia sporca di terra e di erba , stracciata nella manica e i pantaloni non più riconoscibili in un colore polvere…intenso . Mia madre non disse una parola , si sedette e con il viso tra le mani , pianse . Cercai in tutti i modi di farla smettere e più insistevo più sentivo salire la sua disperazione, finalmente calmandosi un po’ cominciò ad esprimersi , da prima lentamente e in seguito concitatamente mi rivelò quanto già sapevo ….le scarpe e gli abiti erano costati uno stipendio di papà ….ora a piangere ero io , pentito , durò poco , lo spazio di dieci minuti , quando in casa entrò lo zio , da sempre complice , colui che mi portava a vedere le partite a volte anche lontano , del grande Hellas , l’unica , la vera squadra della città , viveva meglio di noi , non aveva problemi economici , i suoi figli già grandi lavoravano e uno di loro giocava a calcio nel S. Zeno , lo chiamavano “ Zecca ”come il famoso giocatore della Roma .

La passione di zio Antonio per il calcio era enorme , aveva oltre che giocato fatto l’allenatore della squadra della Milizia anzi penso che ne fosse stato il fondatore di quella di Verona . Calmò mia madre prima dell’arrivo di papà , promettendo che mi avrebbe seguito di persona , prima di tutto perché non combinassi altri disastri e poi nella carriera che certamente avrei fatto , su di me non aveva dubbi . Mio padre , restò all’oscuro di tutto , le scarpe rovinate , mi accompagnarono per tutti gli allenamenti che feci in quell’anno , un po’ a disagio lo ammetto , ero l’unico che non calzava gli scarpini adatti , sul campo a volte scivolavo e con una fragorosa risata anticipavo lo scherno dei compagni .
Noi i pulcini , i più giovani calciatori della società quell’anno vestivamo una maglia granata con bordi e colletto bianco , alla prima partita di campionato vestii quella con il numero sette , la ricordo enorme , le maniche arrotolate quattro o cinque volte , tanto larga che per scherzo ci entrammo in due e, lunga da essere costretto a mettere un elastico per trattenerla , altrimenti sarebbe uscita dalle “braghette” , quelle dovevamo procurarle noi e logicamente erano multiformi e di diverso colore , solo la squadra degli adulti aveva la divisa completa , forse per consolarci ci dissero che ognuno dei grandi se l’era comprata , capii più tardi che non era vero e che le divise che vestivamo noi erano quelle scartate da loro , ciò nonostante eravamo felici ,e quando a casa le mamme dopo lavate le stendevano, ci sentivamo importanti perché tutti sapevano così che eravamo …..calciatori ….

Dei miei parenti alla prima partita assistette solo zio , mio cugino giocava nel pomeriggio a Castelnuovo del Garda , l’altro correva in bicicletta ed era in gara nella classica Vicenza – Bionde , zio scelse di seguire me , l’aveva promesso a mamma e non era il tipo che si mangiava la parola .
Scendendo le scalette che dallo spogliatoio portavano al campo , tremavo , mi sentii chiamare , mi girai e vidi i miei amici più cari che mi incitavano , Luciano era stato scelto con me , ma suo padre non gli permise di abbandonare le lezioni di scherma (meglio così divenne campione italiano di fioretto nel ’61 ) Eros più giovane di otto mesi , avrebbe rinnovato il provino l’anno dopo , mi sentii lusingato delle loro grida ed entrai in campo convinto di spaccare tutto e vincere ….non pensavo ad altro . Gli avversari della Virtus si presentarono vestiti di tutto punto , organizzati , allenatore e massaggiatore , noi al contrario avevamo un vociante Molena che ci dava consigli da lontano , intercalandoli a volte con improperi irripetibili . Dopo sette minuti eravamo sotto di due goal , non riuscivamo a concentrarci con i genitori sugli spalti , alla fine del primo tempo perdevamo quattro a zero , l’allenatore scese di corsa le scalette , avevamo paura di quello sguardo furibondo , stranamente ci raggiunse calmo , ricordo che ci passò la mano sui capelli e ci disse di giocare per divertirci , che anche noi potevamo fare goal , dovevamo restare calmi , non so cosa scattò in noi , ricordo solo che alla fine vincemmo , io non segnai , non feci grandi cose ma, vincemmo . Raccogliendo i nostri indumenti , ancora sudati , Valentini , il dirigente , ci portò nella vicina pasticceria e qui diedi il meglio di me stesso , risultai vincitore di una indigestione con febbre alta che durò una intera settimana .

Ripresero le scuole e il tempo libero si ridusse di molto , nonostante ciò , seguivo tutti gli allenamenti , non mancavo mai , mi piaceva tutto , i compagni , il campo e persino l’odore acre del sudore negli spogliatoi , di noi in pochi facevamo la doccia , forse per pudore o timidezza non ci spogliavamo mai completamente , così nei giorni piovosi portavo a casa tanta di quella terra utile per invasare che mamma mi faceva spogliare sul patto delle scale .

Papà la domenica mattina dopo messa si fermava a giocare a bocce con gli amici , non sapeva niente delle mie partite e tutti in famiglia ,ce ne guardavamo dal dirglielo , però un malaugurato giorno un suo amico gli chiese il perché si trovava lì e non invece a vedere il figlio che tutti giudicavano pieno di talento , fu così che entrando sul campo lo vidi , trafelato e nervoso discutere con il fratello , mio complice . Fu la peggiore delle mie partite , sbagliai semplici appoggi e perfino le rimesse al campo di mano , agitatissimo aspettai la conclusione della partita , volevo fuggire senza farmi vedere , scomparire , tanto ero terrorizzato .
Fuori dal campo ad attendermi solo zio , un bene ? Un male ? Subito pensai , meglio così !
Al rientro , trovai papà seduto a tavola , il volto scuro , i capelli spettinati , strano per lui che usava da sempre la brillantina , mia madre assorta in un angolo , mia sorella guardava dalla finestra e gesticolava come per un muto messaggio con la sua amica Vanna , la dirimpettaia compagna di scuola di un tempo , anch’essa si aspettava una reazione violenta , mi sedetti a capo chino , silente .
< Cosa credi ? Che la vita sia un giuoco ? Che io vada a lavorare per vederti sciupare tutto ? I libri costano , la scuola costa , i vestiti costano e tu ….tu…. Non proseguì , si chiuse in se stesso e io mi infilai nella mia stanza senza pranzare . Dieci giorni dopo , due dirigenti del S.Zeno bussarono alla porta , stavamo per metterci a tavola per la cena , mio padre li conosceva, li fece accomodare versando un bicchiere di vino , apostrofandoli con < ho capito cosa volete , ma se insisterete perderemo l’amicizia > Per fortuna non si fecero intimidire da quella minaccia , anzi ne risero e il clima subito si rasserenò , io non ne fui testimone perché mi mandò in camera , non dovevo sentire cosa si sarebbero detti , Miriam ascoltava dalla soglia della cucina e con il solito sistema dei segni mi avvisava di come andavano le cose . A momenti sembrava che tutto precipitasse , in altri tutto proseguiva per il meglio , alla fine , mi negò il permesso, dovevo mettermi il cuore in pace . In quel periodo ero nervosissimo , un non nulla mi faceva scattare , nemmeno le torte di zia o le caramelle di zio e il conforto di mamma , mi facevano star meglio.

Capitolo 1 2 3 4 5 6
Partner
Al momento non ci sono contenuti in questo blocco.

User Info
Benvenuto, Anonimo
Nickname
Password
(Registrare)
Iscrizione:
più tardi: lunini76
News di oggi: 1
News di ieri: 0
Complessivo: 7890

Persone online:
Visitatori: 13
Iscritti: 1
Totale: 14

Online ora:
01: Cioci


© 2007 Solohellas.com & Solohellas.it
All logos and trademarks in this site are property of their respective owner. The comments are property of their posters, all the rest by me.
PHP-Nuke Copyright © 2005 by Francisco Burzi. This is free software and you may redistribute it under the GPL. PHP-Nuke comes with absolutely no warranty for details see the license.
Generazione pagina: 0.06 Secondi