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Capitolo 1 2 3 4 5 6
CAPITOLO 2 UNA INASPETTATA COMPLICE

A scuola andavo benino , non amavo la matematica e studiare mi pesava , avevo la fortuna di possedere una buona memoria e questo mi consentiva di non soffermarmi troppo sui libri , l’italiano , storia e geografia le mie materie preferite , geometria la mia disperazione , così suor Matilde convinse i miei genitori a lasciarmi tornare a scuola due pomeriggi alla settimana per un ripasso , mi sentii crollare il mondo addosso , anche se avessi avuto il permesso non potevo frequentare gli allenamenti , perdevo ogni speranza , i giorni stabiliti coincidevano, miseramente . La religiosa , odiata in quel momento , si rivelò amica . Saputo da mia madre che la mia tristezza derivava dal mancato impegno calcistico , pensò ad una soluzione “ uscirai di casa alle 13 .00 e verrai qui per un’ora , poi ti accompagnerò al campo , alla fine degli allenamenti tornerai all’istituto e qui verrà a prenderti tua sorella , per gli indumenti non preoccuparti , la tua mamma te li preparerà di nascosto , riconosco che non è educativo , in compenso spero che seguirai con più attenzione la matematica , se ciò non avvenisse non ti aiuterò più “….meditai ….un vero ricatto …ma ne ero entusiasta . Alla partita della domenica non c’erano problemi , zio mi portava con se e papà non sospettava perché sicuro che seguissimo le performance del nipote ciclista .
Al pomeriggio poi , a tutto Hellas , sempre allo stadio e, quando i giallo-blu giocavano in trasferta a volte si andava e altre invece attendevamo con trepidazione i risultati alla radio .

Per l’intero campionato andò come sperato , papà non seppe nulla e io mi impegnai in matematica superando le migliori aspettative nell’esame di quinta . Passai una stupenda estate , andavo in bicicletta accompagnando mio cugino negli allenamenti e, sempre con lui a pescare in Adige , con l’altro cugino ,“Zecca” per intenderci scambiavo qualche palleggio al campo degli “Orti” situato alle spalle di casa .
I problemi nacquero con l’iscrizione alle medie , frequentavo il collegio “Don Bosco” di via Provolo , l’orario dalle 07.40 alle 17.45 , con breve sosta per il pranzo , quaranta minuti in cui io correvo a casa , mangiavo in fretta per tornare in tempo in aula magna per i compiti , eravamo in centocinquanta in quella grande aula e non si sentiva volare una mosca . Subivo supinamente l’ambiente illiberale dell’istituto , perché durante la ricreazione giocavamo a calcio finchè non cadevamo sfiniti .

In squadra , mi riferirono , sentivano la mia mancanza , e un giorno un dirigente si offerse di chiedere al direttore don Eugenio Dilani di lasciarmi seguire gli allenamenti nelle giornate di martedì e giovedì , egli evidentemente contrario allo sport e a qualsiasi competizione , escluso quella scolastica , rifiutò in modo sdegnato , il dirigente mi propose così di allenarmi come meglio potevo e presentarmi la domenica , lo feci , rischiando naturalmente l’incolumità personale se mio padre fosse venuto a conoscenza di certi sotterfugi .
In squadra eravamo molto affiatati , ed essendo al secondo anno insieme e senza ulteriori inserimenti , il giuoco si sviluppava sincrono e melodioso , non correvamo più tutti sul pallone , sviluppavamo delle trame sufficienti , libero fisso e ali , io ero una di quelli che tornavano ad aiutare in difesa . Molena non aveva quasi più modo di richiamarci con le sue solite volgarità , lo ascoltavamo interessati e nessuno si permetteva di discuterne le teorie , eravamo abituati ad obbedire in silenzio .
Sul campo di Vigasio , con gli spalti gremiti di genitori entrammo con il lutto al braccio , era morto il padre di Viselli un nostro compagno , naturalmente non era presente e noi volevamo vincere per lui , come per una piccola rivalsa , Stranamente il nostro allenatore non ci disse niente , non parlò di tattica e nemmeno di forza fisica da gettare nella mischia ,come sempre faceva , muto seguiva la partita scotendo di tanto intanto la testa , vicino a lui i genitori dei miei compagni e zio , importanti perché nelle trasferte lunghe ci accompagnavano in moto o qualcuno più fortunato in macchina , le trasferte brevi le facevamo al seguito di Molena , lui in motoretta e noi in bici .
Vincemmo con un solo fortunoso goal , ma, portammo a casa due punti insperati , la domenica successiva Viselli figlio era con noi , giocò la sua partita migliore di quei due anni , e, concretizzò il tutto con una stupenda rete di testa . Lo abbracciammo e si commosse , nello spogliatoio si disse fiero di noi , ma doveva abbandonare la squadra , si trasferiva a Macerata , la città della madre , casalinga e senza sostentamento tornava dalla sua famiglia con i figli , i suoi fratelli avrebbero pensato a lei . Piangemmo tutti alla notizia , ed io pensai che non lo avrei più rivisto . La mia tecnica anno per anno si arricchiva , il problema derivava dal scarsa vigoria atletica , piccolo e magro , stentavo a tenere la partita , arrivavo alla fine senza fiato , incapace perfino di lavarmi e vestirmi , ad un tratto tra i quattordici e i quindici anni mi alzai di 10 centimetri , ancora piccolo certo, ma deciso ad irrobustirmi seguii da solo il sistema di potenziamento muscolare che mi aveva insegnato uno dei miei cugini . Al mattino prima di andare a scuola eseguivo dei movimenti assurdi , addominali e piegamenti e non avendo altro sollevavo una sedia prima con le gambe e poi con le braccia . Mi fu tutto molto utile , Molena , divenuto responsabile di tutte le squadre e coadiuvato da allenatori più giovani , mi chiamò in prima squadra , giocai con il cartellino falso , non avevo l’età , all’epoca non c’erano grandi controlli e le foto non davano una conoscenza perfetta , seppi più tardi che questa tecnica si usava spesso . A quindici anni e un giorno, esordii nel campionato di prima categoria , attesi con impazienza la gara ,e sbirciai nello spogliatoio degli avversari , mi sembravano giganteschi , qualcuno di loro poteva essere mio padre , barbe lunghe , villosi e terribilmente volgari nelle loro espressioni , ammetto ebbi paura , i miei stessi compagni non mi erano d’aiuto , anzi qualcuno cercava di spaventarmi parlando dell’infortunio del compagno di cui avrei preso il posto , l’allenatore , per la prima volta mi abbracciò , dovrei dire mi prese per il collo, visto che era molto più grande , e mi tranquillizzò con parole che non avrei più dimenticato “ Oggi sei qui , perché lo meriti , giochi bene e ti impegni , cerca di salvare le gambe che al resto ci penso io , nessuno in questo ruolo è migliore di te , ricordalo e non preoccuparti se qualcosa và storto” Chiuse il discorso dandomi un bacio sulla testa .
Nonostante la fiducia passai i più brutti quarantacinque minuti della mia vita , presi tante botte , calci spinte e addirittura uno sputo nel momento che passammo in vantaggio L’Edera non ci stava a perdere era una società ambiziosa e appena fondata , aveva dei buoni elementi , purtroppo anche molto catt……combattivi .Mi resi conto che la mia squadra giocava in dieci , io ero del tutto inutile , mi sedetti sulla panchina dello spogliatoio in attesa del secondo tempo (allora non c’erano le sostituzioni ) con la testa tra le mani . L’allenatore ci guardò ad uno ad uno e con voce ferma dichiarò “ Stiamo vincendo e giochiamo male , perché pensiamo che “ Cinin” (ero io , intendeva piccolo) non sia all’altezza , ma io l’ho scelto e voi dovete aiutarlo , dategli più palloni , in avanti , il trucchetto di passaggi troppo sotto per far sfigurare un compagno non gradito l’ho usato prima di voi , o fate quello che vi dico o giuro andrete a cercare i denti al di là della siepe . “ Non aveva usato mezzi termini e uscì dalla stanza senza aspettare una replica , alzai lo sguardo e il capitano della squadra Bazzani G.Franco disse “ Guai a voi se mollate ,dobbiamo difendere Cinin e farlo giocare e ora andiamo a vincere “ Mi sembrava di volare , se prendevo qualche calcio subito dopo venivo “vendicato” così dopo un po’ anche i più rissosi tra gli avversari cominciarono a giocare lealmente .
Vincemmo giocando discretamente ed io non uscii più di squadra per tutto il campionato , segnai anche qualche rete , soprattutto in trasferta dove trovavo varchi più ampi , sbagliai anche un clamoroso rigore , in allenamento non ne mancavo uno , in partita , preso da emozione , gettai al vento quella occasione d’oro per vincere . Non mi permisi più di eseguire un tiro dagli undici metri. Giocando al pomeriggio della domenica dovetti rinunciare a seguire l’Hellas , al lunedì , prima di andare a scuola , mi recavo al bar , non spendevo nulla , in compenso sfruttavo il gestore leggendo i giornali sportivi , fortunatamente era un sostenitore del S.Zeno , e così parlando della partita del giorno prima , ricevevo del latte e una fetta di torta gratis , a pensarci era già una forma di professionismo .
Alle volte per poter vedere i giocatori che amavo , mi recavo al Bentegodi per gli allenamenti , scavalcavo gli spalti arrampicandomi su di una transenna posta sotto le tribune “degli Angeli” e passavo due o tre ore piegato o inginocchio per non farmi scorgere .

Il mio campionato e la scuola continuava , a diciassette anni , e abbastanza autonomo , frequentavo i compagni di squadra , anche se molto più anziani di me , non erano un buon esempio , lo devo ammettere , fumavano e a volte usavano parolacce per intercalare i loro discorsi ma, soprattutto parlavano di donne , e non nel modo lusinghiero che io giovanissimo, pensavo . Una sera , fummo invitati ad una cena della società e non pensarono di meglio , dopo aver bevuto qualche bicchiere , che io dovessi diventare uomo , la cosa non mi spaventò più di tanto , già a tredici anni avevo provato delle esperienze , la mia “benefattrice” di allora , una bella e giovane vedova , mi aveva insegnato cose che ad altri forse è vietato anche solo pensare , non me ne vantavo di queste esperienze non ne parlavo mai e i miei compagni rimasero sconcertati dalla sicurezza dimostrata in quello che consideravano il mio primo approccio con il gentil sesso .

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