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3 REALTA’ O ……SOGNO……
E’
la fine di dicembre , qualche giorno dopo il S. Natale , giochiamo
in casa , il terreno duro come cemento , l’erba pressoché
inesistente , gli spalti vuoti , pochi eroi infreddoliti , vicino
la barracchetta delle bibite , con stupore . vicino al nostro
allenatore scorsi l’algida figura di Bruno Biagini , personaggio
incredibilmente noto , ex allenatore dell’hellas e giocatore
di tanti anni prima della Nazionale , Fiorentina e Sampdoria e
se non ricordo male anche del Livorno . I miei compagni , mi presero
per matto , non volevano credere che un soggetto così importante
potesse seguire una partita di due formazioni buone ma di dilettanti
e per giunta anziani . Non ci pensai più , forse avevo
sbagliato , quel signore con il cappello a larghe falde e il cappotto
ampio , color cammello chissà chi era ?
Alla fine della gara il mio capitano mi rivelò che avevo
ragione , lui sapeva , era venuto per me , ma conoscendo il mio
carattere emotivo in società decisero di tacere per non
condizionarmi.
Non ero sicuro di me e chiesi a Bazzani come riteneva avessi giocato
, mi diede un pugnetto sulla guancia e con un sorriso dichiarò
che sarebbe stata una delle ultime partite che giocavamo insieme
.
Finì il campionato , con un buon piazzamento , al liceo
invece fui rimandato in tre materie , latino , matematica e, ti
pareva non ci fosse e , una materia che tutto sommato mi piaceva
, geografia , me l’avevano data sopra il conto , così
tanto da rovinarmi un estate che trascorrevo passando da un torneo
notturno all’ altro , un buon metodo per ricavare qualche
soldino da mettere da parte . Forse per fortuna partecipai e vinsi
tutte e tre le competizioni , a S. Bonifacio risultai persino
il miglior realizzatore , così oltre al compenso del titolare
della ditta che rappresentavo mi trovai con una borsa piena di
salumi , ora fa sorridere questo ricordo , ma mia madre me ne
fu grata . Mio padre , non veniva mai a vedermi , si diceva impegnato
sul lavoro persino di domenica , e ormai non mi illudevo più
che approvasse la mia passione, almeno non mi era di ostacolo
. Passando dalla sede del S. Zeno situata all’interno del
bar “Centrale” seppi che il campionato successivo
non lo avrei giocato alla “Busa” , non conoscevo il
motivo e volli un incontro informale , ci trovammo sulle scalinate
della Basilica , con il presidente , fu vago , evasivo , quasi
infastidito dalle mie domande , ero deluso , pensavo di aver dato
sempre il meglio di me in ogni incontro e ora , il nuovo allenatore
non mi voleva più ? Tutti i pensieri nefasti che mi ingombravano
il cervello erano destinati a sparire , ricevetti un telegramma
dall’Hellas che mi annunciava la convocazione in sede per
comunicazioni .
Ora
, potevo dire di aver raggiunto un sogno , avrei giocato con la
maglia che amavo , affianco di campioni affermati e giovani di
belle speranze , ma, l’illusione durò poco , vista
l’età , non potevano considerarmi professionista
e così il primo anno lo giocai con la seconda squadra nel
torneo riserve , le opportunità per mettersi in luce erano
molte , i giocatori prof. squalificati o da ricuperare da lievi
infortuni giocavano con noi , ricordo con piacere Bolchi e Ferrari
e da non dimenticare il portiere Bertola e il centravanti Nuti
. Stranamente giocai tutte le partite , avevamo un ottimo preparatore
che mi fu molto utile per irrobustirmi ulteriormente , da tempo
non avevo più timore degli scontri fisici , avevo imparato
a prevenire i falli e a volte riuscivo con la mia grinta ad intimidire
l’avversario . Ero comunque fortunato , giocavamo il sabato
sul campo di Borgo Roma e la domenica i compagni ed io potevamo
recarci allo stadio entrando dalla porta atleti , il pubblico
cercava di capire chi fossimo , alle volte venivamo fermati ,
ci chiedevano del perché quel privilegio e noi rispondevamo
volentieri , soprattutto alle ragazze , cosi il sabato successivo
potevamo vantare altre tifose personali.
Avevo una ragazza fissa , ma del calcio non si interessava minimamente
, anzi pensava fossimo tutti dei perdigiorno , io comunque l’amavo
, mi colpiva con la sua cultura e con i suoi piedi ben piantati
a terra , ero ancora un sognatore e quasi mi aggrappavo a lei
nei momenti di delusione o di sconforto che capitavano anche nel
mio mondo .
All’inizio
non ci volevo credere , il Rag. Fiumi , segretario della società
sportiva stava parlando con mio padre ,a casa nostra , lo salutai
senza entusiasmo , temevo di essere “tagliato” dalla
squadra , ma non fu così , sottopose a mio padre , ero
ancora minorenne , un contratto da professionista . La nota meno
lieta del contratto prevedeva il mio trasferimento a Pisa , dovevo
lasciare i colori che amavo , cambiare città e finire gli
studi con gente che non conoscevo , mio padre , titubante ,fece
chiamare zio per un consiglio , non capiva molto di clausole sportive
e assicurazioni di gambe e non , che so, di infortuni alla testa
o alle braccia . Zio impose una assicurazione totale , compreso
lo spostamento da casa al campo di giuoco per finire una ulteriore
clausola riguardava la scuola che avrei seguito sempre a spese
della società . Il segretario non ci pensò un attimo
ad ultimare il contratto con gli ultimi desideri e mio padre fu
, quasi obbligato a porre la sua firma . Zio sembrava uscito da
un cinema dopo la proiezione di un film di Totò ,la bocca
allargata in un sorriso soddisfatto che faceva da contro altare
allo sguardo del fratello , dubbioso da sempre sulle mie capacità
. E poi , la mia ragazza , poteva durare un rapporto a distanza
?
A Pisa il giorno del raduno, mi sembra il 15 di settembre , arrivai
con cinque ore di anticipo , nella sede di via Risorgimento il
vuoto assoluto , le porte ancora chiuse , la convocazione era
per le quindici e quindi pensai di spendere un po’ di tempo
nel visitare lo stadio , quando chiesi di portarmi in via Bianchi
all’Arena Garibaldi il tifoso taxista mi riconobbe , gli
chiesi come, ed egli mi mostrò la pagina sportiva della
Nazione , chiedendomi soddisfatto un autografo sulla foto , in
verità poco limpida del giornale , rifiutai , andavo incontro
ad una avventura , di cui non conoscevo ancora i contorni e non
volevo in nessun modo illudermi , nella mia mente rintronava spesso
la frase di suor Matilde , la mia prima tifosa che ripeteva …chi
troppo in alto sal ..cade sovente …proverbio populistico
che purtroppo dimenticai in fretta , già nel primo pomeriggio
, quando fui accolto dagli applausi di centinaia di persone ,
prima di entrare in sede , accolto con un abbraccio da Luigi Rota
,il presidente,della società nero-azzura , dovevamo giocare
in C e sembrava il raduno della Juventus , si sprecarono i brindisi
, il presidente e il segretario Leandro Sbrana presentarono noi
giocatori alla stampa,come il meglio del mercato , coloro che
avrebbero traghettato la società nel calcio prof. ad alto
livello . L’allenatore al contrario , uomo di calcio e molto,
molto serio , delineò il suo modo di pensare , fatto di
sacrifici e disciplina , si chiamava Graziano Landoni e ne parlo
al passato perché purtroppo da tempo non è più
. Molto alto , robusto , brizzolato e di poche parole , mi accorsi
subito di che pasta era fatto , essendo io in sovrappeso mi costrinse
a vestirmi con una tuta di plastica , da tenere a contatto della
pelle con sopra una tuta invernale, e , nonostante il ritiro si
svolgesse sul monte Cimone garantisco che i gradi di calore non
erano meno di venticinque , lascio pensare al disagio provato
, ma recuperai in fretta la forma . L’unico che aveva un
fisico smagliante il mio nuovo capitano Luca Gabriellini , discreto
giocatore che aveva anche indossato la divisa juventina .
Faticavo molto nella preparazione , non riuscivo ad abituarmi
ai ritmi continui a cui eravamo sottoposti , lo stesso riposo
mi dava ansia e la notte riposavo male , anche per il russare
del mio compagno di stanza , il massaggiatore Galiberti , e poi
avevo nostalgia non lo posso negare , della famiglia e di lei
la ragazza che avrei sposato in un futuro non lontano .
Domenica 28 settembre in programma , una partita con una rappresentativa
locale , vista la vicinanza molti tifosi arrivarono vocianti al
campo, entrai titubante sul terreno di giuoco , sentivo scandire
il mio nome e quelli dei compagni e invece di tranquillizzarmi
mi agitai più intensamente , per fortuna solo per un attimo
, ricevetti un pallone a centrocampo e senza pensarci al volo
lo passai ad un compagno libero il quale fulminò in corsa
il suo avversario diretto e sparò una cannonata all’incrocio
dei pali , goal , il primo della stagione , quel centravanti si
chiamava Macchi e in futuro avrebbe vestito il giallo-blu dell’Hellas
.
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