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CAPITOLO
6 ERA ORA ! Quei
mesi tra ospedale e casa , senza toccare il pallone , non solo
mi avevano leso i muscoli delle gambe ma , distrutto il morale
. Tornai a Grado per due mesi non solo per i soliti trattamenti
, ma anche per correre sulla spiaggia , al mattino presto , respiravo
bene , la brezza marina invitava all’ottimismo e per un
po’ di tempo , mi feci tentare dalla cucina istriana della
signora Novacic , titolare della pensione .
Una sera ricevetti la visita , molto gradita di Fiumi e Brunetto
Garonzi nipote del presidente dell’Hellas , volevano accertarsi
del mio stato di salute , avevano in progetto di tenermi a Verona
, logico , dopo l’infortunio non avevo più mercato
, ma non lo dissero e io volli illudermi di essere importante
, anche se certamente avrei dovuto ritagliarmi uno spazio tra
gente affermata come Italo Bonatti e Maddè .
I miei erano felici del ritorno a Verona , mio padre continuava
a non seguirmi , in compenso mia sorella Miriam , zio e cugini
non mancarono di presentarsi al ritiro di Asiago , faticavo molto
, e molto imprecavo , cercando di nascondere il dolore , sull’arto
gonfio e dolorante , alla fine di ogni allenamento mettevo del
ghiaccio di nascosto , l’unico al corrente era Mario Tasson
il massaggiatore .
Nelle amichevoli di precampionato giocavo spesso , Cadè
dimostrava interesse nei mie confronti e io, cercavo di ripagarlo
con il massimo impegno . La prima partita ufficiale dell’annata
fu a Terni , coppa Italia , sostituii Italo influenzato e per
questo non convocato , segnò “pantofola ” Mazzanti
quel pubblico , quel palcoscenico gli erano particolarmente benevoli
. Tornai a Verona con la consapevolezza che stavo bene , il morale
alle stelle , dovevo solo dimostrare che era il mio momento .
Iniziò il campionato ed io , dovetti solo applaudire dalla
tribuna , alla quarta di campionato venne il mio turno , nell’allenamento
del giovedì , il sig. Cadè mi disse che aveva scelto
me per la domenica , non stavo più nella pelle , esordivo
davanti al mio pubblico , con la maglia che adoravo , attorniato
dalla fiducia dei compagni e dei dirigenti , fremevo , chiesi
il permesso di rientrare negli spogliatoi , volevo telefonare
…..a zio ….ai miei….dovevo renderli partecipi
della mia gioia ….scivolai sugli scalini , mi trovai a terra
, cercai di alzarmi , le gambe non reagirono , e neppure la voce
…..non mi riusciva di gridare , sudavo freddo , le mani
tremanti e le braccia senza forza , stremato ….alla fine
della seduta di preparazione rientrarono tutti e mi videro , capirono
subito il mio dramma , il dott. Costa cercava di tranquillizzarmi
, ma il suo volto e quello dei compagni era eloquente . Cercai
di non lasciarmi andare alla disperazione , anche dopo aver saputo
la diagnosi : frattura del bacino con interessamento agli arti
inferiori , detto così era già terribile , il peggio
arrivò dopo, a Pavia dal prof. Boni “ nonostante
l’intervento era esclusa qualsiasi possibile terapia di
recupero “ in parole comprensibili , non solo non sarei
più tornato in campo ma, sopratutto non avrei più
camminato .
La mia storia è questa , fatta di ricordi lieti e….miseri
, ricca di persone che mi hanno amato e che io ho allontanato
, con i miei impeti violenti , schiavo dell’alcool e della
solitudine .
A
Gian Battista , per fargli capire cos’è l’
Hellas………
Pier
Giuseppe Dal Cortivo
Il
contenuto di questa storia è liberamente riproducibile
purchè se ne citi l'autore e la fonte www.solohellas.it
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